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Creatura Nova-L'AnimAta
1° Episodio: L' Immolata
2° Episodio: Violentia
3°Episodio: Martiria
4° Episodio: Paenitentia
5° Episodio: Amentia
6° Episodio: La Gentile
7° Episodio: Clementia
8° Episodio: Gratia
9° Episodio: Prudentia
10° Episodio: Laetitia
" Nell'affanno d'i' rimembro
curata la novella
dacchi pe' me stilò
con dita llenta e bella.
Discoprendo 'l mio narrar
si scoprì e lui et io a lagrimar.
A tutti od'ogne morbo
quand'è venuto al mondo
non se scampa
si se campa.
Scosso 'll animo rammenta
che a li giudici lettori
fia l'amar o 'bbon commenta "
Sona fièra quel canto molesto
l'ignobile fiera dal tocco nefasto.
Che pena, puella Verginia bella
sentirsi una farfalla che vola, volea
a colui che s'accaffò'l suo giglio, bocciolo parea,
come bestia infame, fedò col suo bisbiglio.
Elli vedea solo un buco
ella bruco, perdé il suo baco.
Sentì lui, a se stesso, più omo d'un verme?
Benedetta donna, piucché pe'l dolor delle membra
ma de 'l'alma
di smettere, implorava.
Proprio come chi del potere
sol di chi si mantien la verga
e null'altro,
continuò a trafugar il calice santo.
Bevette ogni goccia de 'le sue lacrime
come pe' un ubriaco mai sia lece
una goccia di vino rovisciare face.
E non s'arresta. E poi s'arresta.
E poi s'arresta a 'la luce d'o fragoroso piacere.
Violata la pulzella corica novamente
i lacci de'la vestalia
su ogni spalla.
Piangente s'en va.
Misericordia si contenda 'l buon cielo
che non si suggella a donna maggior infamia
Ver'la mite Verginia s'assaggiò igual dole
com'in principio fu de la Cristina
che in ogni sua prece, tenea in loco.
Non si volga in delittuoso merlo
l'oramai colomba storpia
ma si sazi con la bona sementa
de 'l'umana civiltade
che pria de la iustitia
s'intenda conscientia,
così convien terrena iusta pena.
Bisogna revelarti
de lo giglio
che già mai per vile fraterno seme
poté trasfigurarsi in luttuoso cristeme.
La natura s'enfé giuoco de'l'epitafio mio Adelfo,
non abbiate voi in sano spregio
di compartir meco l'esservi adelphós.
Sorella mia, non diffidate de le mie parole a fin ché non vi sdegna
questa mia lagna
del "Perdono" ogniddove s'impregna.
Non falla ne'la ragion
mossemi di maligno bramo.
Ancisi 'l pegno
de'l vostro amorevole spoglio
Ammirevole giglio.
Ben gravi sul mio capo, la sua vengia e il rancore e le male parole
e 'l disonore.
Non tacete a la veduta de'la mia presentia.
Offendete le mie carni
e le mie interiora
e le parti più vili di me.
Non s'inteneriscano le leggi morali
al mio malaffare!
Non abbiate cura d'accoglier pe'me gratia fu 'i a farvi consorte
de la peggior disgratia.
"...Se 'llei mi percuotesse con disprezzo e malitia,
-si comprenda che 'le mie parole reggono'l nome di Verginia-
Or'e mai e mai e mai ora assaggerei di dolcezza e amarezza
'l gusto e indi disgusto de'la amentia"
Del giorno s'accalca la melma ne'la mente mia inferma
Turba la mortal quiete più ch'ecco sdegnoso vizio.
Purga li nobili pensieri ov'io non so più ch'ero e tu chi eri.
Losco e immondo si velano gli occhi a la ragion distorta seguitano pochi rintocchi.
E s'impregna 'll nulla
E s'impregna 'll male
Mendace divenimi la realtade.
Se parea buono m'è nemico
Se pareano mostri, li son amico
Del raziocinio non è d'uomo ma irraggiungibile divino.
Ormai diserto di giglio coricato nel core per contra 'lli estirpa l'aspro malore
Abbiate Pietade, voi tristi normali
Indi mi si dica de 'la normalitade
Se v'esiste potea esser anco più crudele
d'un pazzo in ignobili catene!
"Maligno ti dimando
se benign' è la clementia
sicché talun dannando
piucché a mortal sententia.
Allor pria de'l condono
nefasto fe' 'l perdono
di ragion fu la razzia
'l omo cadde pe' pazzia. "
Si dinigra per 'lle viziosità umane l'omo
obliando mai poté discernerle dall'umana specie
son proprio elle tali che le facea omo.
Beato allora chi s'abbevera da' ruscello
de le bbone intentioni
ma chi per ancor più bbone intuitioni
ne pregna un'anfora per 'lli assetati.
Beato chi ciba del pane raffermo
d'ogni virtude
la propria conscientia
ma chi sfama per ancor più bbona beatitudine
'l commensale.
Son divini i sentieri percorsi da 'le giuste azioni
ver' gli ingiusti
piuttosto che ver'i giusti.
Potea esser divini li sentieri pur per le parole
ma sì breve per le brave parole.
Tanto si dà al seme di miglio
pe' divenir giglio
A li animi sensibili
mirano color ch'inimicizia travasan
'lle basse emotioni
indi funesta ira
e chi non de la compassio
'l profum spira.
L'amor percuote la conditio
pur de peggior de li diavoli
et ogni loro infame vitio.
Allor di santità si vestono le mortal spoglie
pe la maraviglia de la clementia
che nell'umbra, lume si coglie.
Come lo giglio traluce ne la neve
fa sì 'l core more e rinove.
"Come ci si può saziare dopo tal digiuno morale
innanzi a sto dolor carnale?
Per astiosa legge animale
s'è cogliuto 'l giglio regale.
Fui 'l pasto dell'umana viltade.
Rivolgo e ritraggo 'lle mani con un cenno lesto
dalle gote dell'amor incesto!
Aitami Santa Cristina,
protettrice de'le ancelle dai morbosi padri
a finché non castighi la rapina
ché l'oculi miei veggianolo
peggio de li peggior tra li ladri.
Coltiva, Adelfo, con la saliva
ne'la siccità de la vigna,
'l vigneto e muti in buona uva.
Dall'oliveto vesti il frantoio
co' sudor
e l'oliva degnata renda buon olio.
Rimira l'alveare fecondo
dell'ape laboriosa
e nel miele, ogni tua lacrimosa
di dolcezza renda il gusto.
Pe' natura benevola
del sacrificio, del perdono e della bona volontà
non si poeti più dell'amara tua viltà."
"De 'lli homini e monne
martiriate ne le membra, nell'alma e nel core
con fiamba di fede
accudirono ogni dole,
M'immolo.
Di fortitude 'l cor rassembla
di veritate nicchiano 'lle muliebri membra
Di gratia consola l'alma.
E tutti e tre
e uno e tre
tre in uno
uno in tre
percuotino l'ingenua innocentia
de'la indulgentia.
'L remembrar diletta il dolo
de lo giglio mio
che pur nella fanghigna
ancor lodo
lo qual d'Iddio
pe' laetitia 'l dono."

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